martedì 18 aprile 2017

66644



Non trascurate il 44, così disse la zia quando arrivò la targa dello scooter nuovo. Tutti noi notammo il 666, il numero della bestia, il Diavolo, il marchio dell’Anticristo.

Non scordiamoci del Quarantaquattro si raccomandò. Da giovane leggeva i tarocchi, aveva ereditato un mazzo di quelli bolognesi e quando li scartava sembrava di sentir sfogliare un carciofo. Negli ultimi anni aveva smesso con le carte per diventare una Numerologa. Il 44 è un numero sacro, ci disse ancora, ma io lo leggo sempre come il numero della seggiola.

E su codesta targa ne hai due di seggiole e su una ci potresti far sedere il Diavolo. Il diavolo da sedere perde tanto del suo potere. Il diavolo in questo modo si acquieta, gli sembra di tornare a casa. All’Inferno Satana sta sempre seduto mi dice chi c'è stato.

Il 44 lo devi vedere come una doppia seduta, una per te, o per chi c'è e l’altra per il Diavolo.
Ricordati comunque, appena s’è assettato, di mettergli  un bicchiere vuoto davanti.

Perché per chi entra è sempre difficile distinguerlo.
Share:

lunedì 12 settembre 2016

Poesia senza poeta

Sono un poeta che non scrive libri,
compone versi che si allungano sempre troppo.
Un sughero con ambizioni da giunco;
un poeta dal sapore di caramella smarrita
un poeta con l’ISEE,
che rima un codice fiscale
per svuotare la cache di sillabe.

Un animale,
come tutti i poeti:
una giraffa dal collo corto.







Share: